Foto Marvellini

La galleria RBcontemporary si è imbattuta mesi fa in fotografie curiose e dal forte impatto, incorniciate con perizia in cornici originali vintage. Coperti da totale anonimato i quadretti timbrati “Foto Marvellini” hanno fatto improvvise comparse in eventi molto particolari ed eterogenei, dai mercati “off”, alle collettive di emergenti, persino manifesti di film d’autore. A queste uscite ha fatto seguito un’endemica diffusione in Internet, dove le immagini contrariamente a quanto sempre accade, erano puntualmente accompagnate dalla loro cornice, a sottolineare il fascino dell’essere “quadri” e non solo elaborazioni e manipolazioni informatiche. In quest’anno non sono mancate neppure esposizioni di Foto Marvellini in ambiti di interesse artistico di livello, con apprezzamenti unanimi della critica, come la mostra a Centrale Fies durante il festival internazionale di performing art, quella a Roma nell’ambito della kermesse Fotoleggendo 2012 e a Torino durante The Others Fair, la collaterale di Artissima dedicata alle gallerie emergenti.

L’originalità del progetto Foto Marvellini è certificata già dall’unica comunicazione ufficiale: Della mitica Foto Marvellini è accertato solo che fu fondata negli anni in cui nacque la fotografia. Un’antica pubblicità della Ditta milanese, prodotta nel quartiere Bovisa, recitava: Dai Fratelli Marvellini ritratti per tutti. Anche per chi non vuole essere ritratto. Con le successive generazioni l’archivio Marvellini crebbe fino a diventare una vasta galleria di personaggi fantomatici. La preziosa collezione, sempre tenuta celata, viene ora divulgata per volontà degli ultimi eredi.

Andrea e Carlo Marvellini, pseudonimi derivati dallo stesso progetto artistico che li vuole eredi di un mitico archivio fotografico, propongono esperienze che si basano su immagini della nostra memoria: vecchi ritratti di famiglia e fotografie antiche. C’è infatti qualcosa di profondamente familiare alla base di questi lavori, una sensazione che confligge con un’altra, volutamente assurda, imposta da un soggetto elaborato con fantasia, ironia e tecnica ineccepibile. L’associazione di queste due sensazioni, per un principio ben noto alla psicologia, ne fa scaturire una terza molto potente: il perturbante.

Le fotografie Marvellini invitano chi le guarda ad essere consapevole proprio di ciò che vede, di come lo vede, e di come le immagini scatenano e danno una forma alle sue emozioni e alla sua comprensione del mondo. Quella che superficialmente potrebbe essere letto come uno “scherzo” è in realtà un serissimo tributo alla fotografia.

E’ un percorso vicino ad altri fotografi che hanno fatto la storia della fotografia. Come Cindy Sherman, che negli Anni Settanta si riprese assumendo i ruoli di alcuni tipi femminili tratti da vecchi film (“Untitled Film Stills”, 1979), oppure come Yasumasa Morimura (“Self-portraits as Art History”, 1990), Nikki S. Lee (“Projects”, 1998) o Gillian Wearing (“Album”, 2003) che modificavano il proprio aspetto autoritraendosi in contesti sociali, familiari, sessuali diversi da quelli di origine ed appartenenza. Un’appropriazione di stili e stereotipi, quella di Marvellini, vicina anche a quella di Zoe Leonard e Cheryl Dunye che hanno creato l’archivio fotografico di un personaggio immaginario, una stella di colore del cinema e del cabaret dall’inizio alla metà del XX secolo (“The Fae Richards Photo Archive”, 1993-96) e a Joan Fontcuberta che a fine Anni Novanta “inventò” immagini scientifiche ed archeologiche impossibili eppure iper-realistice quali il ritrovamento di una sirena fossile (“Hydropithecus”, 2001) o a Tracey Moffatt (“Laudanum”) che nel 1998 produsse diciannove fotoincisioni con tecnica ottocentesca, riproducenti scenari del melodramma popolare vittoriano.

La “non storica” Foto Martellini rappresenta quindi in una storia, in senso di fiaba rappresentata, sulla “vera” storia della fotografia ed in particolare sul ritratto fotografico. Le tecniche di ripresa antica simulata (la grana, la focale apertissima, i dettagli del grande formato, le luci miste) sono presenti in ogni intervento. La produzione Marvellini in camera oscura con tecniche antiche che non risparmiano interventi contemporanei e originali (come i bagni in acido tannico della carta baritata). Amplifica poi questo effetto "reale impossibile" l’adozione di cornici d’antiquariato dalle quali le foto sembrano (e a volte sono) direttamente ispirate.

Chi sono Foto Marvellini?

Foto Marvellini, Milano, più volte ventenni, eredi del museo fotografico Foto Marvellini.

E come avete passato tutti questi ventenni?

Separati dalla nascita. Viaggiando con navi pirata, tra mari di moda e stile. Imbarcati su navi fantasma verso storia, fotografia, archivistica.

C'e' una parola che definisce le idee Marvellini?

C’è un posto: la Valle Perturbante.